Toponomastica antica di Castel San Pietro Terme
Gli attuali nomi delle strade del Capoluogo sono tutti, salvo poche eccezioni, di origine recente. Risalgono infatti agli anni 10-20 del 1900 o all’ultimo dopoguerra e sono in gran parte riferiti a vicende e personaggi del Risorgimento o della storia e della cultura dell’inizio del XX secolo.Una delle prime modifiche della vecchia toponomastica risale all’agosto 1895 e riguarda il molto contestato cambiamento del nome della Piazza Maggiore in Piazza XX Settembre, in occasione del 25° anniversario della presa di Roma e conseguente conclusione del processo dell’Unità d’Italia con la fine dello Stato della ChiesaPer molti secoli l’indicazione delle strade era stata molto generica, spesso nei documenti si indicava una strada genericamente come “via pubblica” oppure una “strada che va da.. a..”. Poi, almeno nei centri urbani, si pose la necessità di distinguere le varie strade, per cui si resero necessarie indicazioni più precise, stabilite spesso dall’uso comune, con nomi determinati dalle caratteristiche morfologiche, ambientali, produttive, sociali ecc. degli edifici e dei residenti nella via.La relativa lentezza dell’evoluzione della società dal medioevo all’inizio del 1900 ha fatto sì che, almeno in questo settore, le modifiche siano state molto scarse, per cui si ha la persistenza nel tempo di molte delle denominazioni delle vie del nostro centro storico. La documentazione più generale è rappresentata da mappe catastali, che iniziano ad essere redatte alla fine del 1700, appena precedente (circa metà del 1700) c’è una pianta di Castel San Pietro con l’indicazione delle strade principali. Per i secoli precedenti possediamo, al momento, notizie frammentarie da vari documenti, che tuttavia confermano la continuità di molte denominazioni. Ipotesi e notizie sull’origine dei nomi si trovano anche nel manoscritto “Raccolto di memorie istoriche di Castel San Pietro”, redatto alla fine del 1700, da Ercole Cavazza che svolse per 30 anni funzioni di segretario comunale. Questo documento, che è conservato presso la Biblioteca Universitaria di Bologna, contiene molte notizie di prima mano sulla storia di Castel San Pietro stante l’attività pubblica dell’autore. La sua stampa sarebbe una iniziativa molto opportuna e importante come contributo alla storia del nostro territorio.
Il documento più antico con riferimenti alla toponomastica stradale è un estimo del 1315 in cui la localizzazione degli edifici censiti è indicata nel seguente modo: in platea Maiori, in platea Liglani, in platea Foramelle e in platea Saragoça. Il termine platea è usato col significato di contrada o via. L’origine dei nomi ha alcune spiegazioni evidenti e altre meno. Platea Maiori è la strada principale, l’attuale Via Matteotti, che in tutta la documentazione precedente i primi del novecento è indicata come Strada Maggiore o Via Maggiore. Platea Ligliani deriva da Liano, importante castello attivo nel medioevo ed è la strada dalla parte verso detta località. Successivamente è stata indicata come Via da piazza Liana e Via Liana, in un secondo tempo la denominazione è stata limitata alla parte superiore, l’attuale Via Manzoni, mentre la parte inferiore, Via Ugo Bassi, è stata chiamata Via dei Pistrini, poiché, scrive il Cavazza “.. in questa parte vi furono costrutti edifici per le macine di granatici”.
Platea Foramelle, l’attuale Via Palestro, si trasforma in Via o Strada Framella e si divide fino al 1900 in Framella di sopra e di sotto. Stesso procedimento subisce la platea Saragoça, Via San Martino, Via o Strada Saragozza e quindi via Saragozza di sopra e di sotto. L’origine del nome di queste due strade non è chiaro, Via Saragozza può derivare dal fatto che all’origine ci fossero qui residenti o proprietarie famiglie provenienti dall’omonima contrada di Bologna. Questa è anche la spiegazione contenuta nel manoscritto del Cavazza, che però per via Foramella, che per lui è Framella non essendo a conoscenza dell’estimo del 1315, da una spiegazione abbastanza fantasiosa: “Cosi noi chiamiamo…, come li Romani, col nome di Frameola, quartiere destinato alli Frameati, li quali erano soldati armati alla leggera. Ad imitazione pertanto dei Romani cosi operarono i nostri triumviri, ed assegnarono ancora essi ad una truppa detta li Frameati la contrada presente a Levante entro il nostro Castello per essere di fronte alla nemica Romagna di cui temevano le aggressioni”. Il Cavazza è impregnato di cultura classica e suppone che lo fossero pure, nel 1200, i costruttori del borgofranco di Castel San Pietro e che avessero preso come modello l’accampamento delle legioni romane, però il recupero della cultura classica avverrà solo 200 anni dopo con il Rinascimento. Un’altra ipotesi può essere la derivazione del nome dal latino foramen: foro da cui fossa , fossato, cioè la strada presso il fossato verso il Sillaro.
Le strade trasversali, considerate meno importanti, hanno minori citazioni nei documenti e le troviamo abbastanza presenti solo nelle mappe. Partendo da sud-est abbiamo l’attuale Via Ramazzotti, che sembra abbia conservato l’antico nome, infatti la troviamo indicata nel 1700 come Via Ramazzotta e poi Ramazzotti, che come scrive il Cavazza, avrebbe dovuto chiamarsi via Pretoria come previsto nell’accampamento romano, ma però “…riportò…dal volgo il nome di via Ramazzotta perché dai conti Ramazzotti…nel 1500 vi incominciarono in faccia la fabbrica del loro palazzo”.
Piazza G. Galilei ha conservato sempre, per quanto documentato, il nome di Piazza Liana.
Via Caselle come Vicolo Casella o Caselle è documentato da metà del 1800. Secondo il Cavazza il nome deriverebbe “.. da quello che noi chiamiamo delle Caserme- e dal basso volgo- le Caselle- e fu assegnato alle veglie per aiuto alla vicina Roca grande”. Dai documenti sappiamo però che i difensori fissi della rocca erano poco più di una decina e quindi non serviva una caserma all’esterno. La parte ovest della traversa al centro del Castello è stata eliminata quando negli anni 20 del 1300 è stata costruita la Rocca Grande ed è nato lo spazio aperto davanti ad essa, diventata poi la piazza. La strada è stata trovata nello scavo in piazza ma non ci sono informazioni di come si chiamava. La parte est di questa via è l’attuale Piazza Acquaderni, in passato era considerata una strada nella prima parte, limitata a sud dal muro del cimitero, ed una piazza nella seconda. La parte iniziale nel catasto pontificio è chiamata Strada Comenda poiché fronteggiava edifici di proprietà della Comenda di Malta, nei catasti successivi è indicata come Via di Mezzo, un nome che poteva essere anche quello della trasversale alle origini del Castello.
La seconda parte , più larga, è indicata come Piazza San Francesco, poiché si trovava di fronte alla chiesa omonima, poi a metà del 1800, forse dopo la sua sconsacrazione, come Piazza Saragozza.
L’ultima traversa , che ora si chiama, nella parte orientale, Via Pietro Inviti si sarebbe chiamata nel 1600, secondo il Cavazza Via delle Olle perché “..fino dal 1650 furono quivi costrutti fornaci da olle ed altri vasi di creta …, durarono questi edifici a tal uso fino al 1776..”., tale nome però non risulta dalle mappe ma risulta invece un Vicolo delle Fornaci nei catasti dell’800.
Nella parte occidentale il nome attuale è Via Decumano, in passato la strada era divisa in due: il nome della parte vicina al centro passa da Strada Graffi a Vicolo Decumana e poi Decumano, la parte restante, che era chiusa dalle mura, si chiamava Via Parigi fino al dicembre 1900 quando il Consiglio Comunale deliberò di chiamare tutta la strada Vicolo Decumano. La storia delle altre strade presso le mura all’interno o all’esterno del Castello è condizionata dalla presenza o meno delle mura stesse, che all’inizio del 900 erano completamente scomparse nelle parti sud e nord del centro. Considerando la parte alta del paese attualmente abbiamo due piazzali Vittorio Veneto e Andrea Costa, in passato le mura presenti separavano la parte interna del castello dall’esterno e c’era una porta di ingresso detta Liana o Montanara; la viabilità esterna ad est seguiva le mura, l’attuale Via Carducci, mentre ad Ovest era oltre il fossato e corrispondeva all’attuale Via Marconi , questa si chiamava Via Circondaria o Strada di Circonvallazione. Via Carducci è indicata con diversi nomi da meta del 700 in avanti: Via Circondaria le Mura, Strada dei Palazzi, Via Circondaria di Levante ed infine, nella delibera del 1900, Via Lungo Sillaro.
Le due piazze attuali comprendevano l’inizio delle due suddette strade e dello slargo davanti alla Porta Montanara che, dopo la costruzione dell’ospedale nel 1737 (l’attuale edificio del ristorante Maraz), assunse il nome di Piazza dell’Ospedale. Dalla parte opposta del paese, davanti al Cassero, l’attuale Piazza Martiri Partigiani è stata chiamata sempre Piazza del Mercato, invece Piazza Garibaldi è stata progressivamente chiamata Via che conduce dal Sillaro al Castello, Strada del Fiume, Piazza del Mercato, Via Canale ed infine, nella delibera del dicembre 1900, è stata unificata nel nome a Piazza del Mercato. La parte di Piazza Galvani all’interno del perimetro delle mura a ovest del cassero, si chiamava nel catasto pontificio Strada Nuova poiché era stato aperto un passaggio nelle mura alla fine dell’attuale via Ugo Bassi, chiamato Porta Nuova, modificata nel 1900 in Via Pescherie forse per la presenza di vendite di pesce. In Piazza Garibaldi il vicolo che era dietro le mura, ora dietro la Banca, si chiamava Terraglio della Rocca nel catasto pontificio e poi Vicolo Malvezzi. , come attualmente.
Nella parte sud del Castello la strada all’interno delle mura si chiamava nel catasto pontificio Via degli Orti da entrambi i lati della Porta, successivamente nel lato est, l’attuale Via Mentana, prende il nome di Via del Torrisotto, Terraglio del Torrisotto e infine nel 1900 Vicolo Torresotto, il riferimento è alla torre che fino al 1945 era presente nell’angolo tra Via Palestro e Via Carducci. Nel lato ovest la strada viene considerata come facente parte dell’attuale Via Castelfidardo col nome di Strada delle Mura, Via Terraglio di Porta della Rocca ed infine nella solita delibera del 1900 Via Terraglio. Il riferimento alla porta della rocca riguarda il varco aperto nelle mura in corrispondenza all’attuale Via Volturno, chiamata appunto Via della Rocca. La Rocca sorgeva ove adesso è l’edificio del Comune e , ancora ai tempi del Cavazza, ne restava “.. un baluardo rotondo esteriore sopra la fossa nell’ocidente presso cui davasi l’ingresso mediante un cassero di pietra e calce in oggi coperto di terreno lavorativo”.
Passando alle vie del Borgo due sono le strade principali: Via Cavour e Via Mazzini, quest’ultima è l’antica Via Emilia risalente all’epoca romana, “inaugurata” nel 187 a. C. Nei documenti antichi è indicata a volte con altri nomi: Strada Romea, strada Maestra, Strada Romana, comunque il più comune resta sempre Via Emilia. Via Cavour è indicata costantemente come Strada Maggiore o come Via Magiore del Borgo, Nella deliberazione del Consiglio Comunale del dicembre 1900 il nome fu modificato in Via Floriano, famoso giureconsulto del XIV secolo. Di Via San Pietro non è mai stato modificata la denominazione. Via Volta risulta indicata come Vicolo Storto o Torto sicuramente a causa del suo andamento. Via dei Mille, indicata dai documenti come strada che porta dalla Via Emilia al mercato, è costantemente chiamata Strada Morta o Vicolo Morto forse perché si chiudeva sulla Via Emilia. Il suo nome fu modificato nella già citata delibera del 1900 in Via del Mercato distinguendola in base alla sua funzione più importante (Viale Roma era al di là da venire). L’altra strada del borgo: Via Silvio Pellico é indicata come Via della Tintoria. La presenza nella zona di una attività di tinteggiatura dei tessuti ci è confermata da una notizia ricavabile da un documento del 1488, un inventario dei beni del monastero bolognese di Santo Stefano, ove è indicato un piccolo appezzamento con sopra “ una macina a guado” situata “in loco ditto la Chiesa di San Pietro”. Il guado o glasto è una pianta erbacea (isatis tinctoria) ampiamente coltivata già in epoca romana, la pianta veniva raccolta, macinata, fatta fermentare e si otteneva una tinta verde –azzurra impiegata per colorare i tessuti. La coltura decadde per le importazioni di indaco dall’oriente. Anche il Cavazza parla della lavorazione del guado a Castello e scrive che ancora ai suoi tempi era possibile vedere una macina per il guado “appoggiata alla parete occidentale della prima casa del borgo, sopra la via Emilia che porta a Bologna”. L’attività molitoria doveva usare le acque del vicino canale.
Una strada di costruzione relativamente recente è Via Curiel che la delibera del 1900 propone di chiamare Viale della Tramvia perché porta alla stazione della tramvia Bologna – Imola (il Vaporino). Infine l’ultima strada riguardante il centro storico può essere considerata Viale Oriani indicata come Strada che conduce dal Sillaro al Castello e successivamente Strada del Fiume.
Come si può notare dalle precedenti considerazioni le vecchie denominazioni delle strade del centro storico rappresentano in molti casi una sorta di spaccato sulla realtà ambientale e sociale del passato del nostro paese e quindi il loro recupero non rappresenta solo una asettica ricerca antiquaria, ma anche riportare alla consapevolezza dei nostri cittadini frammenti della nostra memoria collettiva.
Scritto da Eolo Zuppiroli